Il lungometraggio è il prodotto finale del progetto “SaRà un film” ed è stato ideato da Alveare Cinema con il supporto del MIUR e del MIBACT, in collaborazione con Rai Cinema, ANAC (Associazione nazionale autori cinematografici), Alveare per il Sociale, Roma Bpa e il patrocinio del Municipio III. E’ stato mostrato al pubblico con una doppia proiezione: il 19 ottobre alle 10 e alle 11.30 (riservata alle scuole e agli ospiti) all'Auditorium Parco della Musica, nell'ambito di Alice nella città: la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni e alle famiglie.

Il progetto, che era già stato presentato a Venezia il 3 settembre scorso, all'interno delle Giornate degli Autori, è stato quindi proiettato per la prima volta. Un evento atteso che è arrivato a compimento di un lavoro cominciato a inizio 2019 con la scrittura della sceneggiatura per mano di Sebastian Alexandre, Claudia Bonsangue, Giorgio Leopardi, Caterina Peta, Simone Scardovi e Gabriele Teti, sei giovani, tra i 18 e 23 anni, aiutati da Alessandro Rossetti di ANAC. A loro è stata lasciata l’ardua impresa di dirigere il film, con il supporto e il coordinamento del regista Paolo Bianchini. Studenti e studentesse del Liceo artistico e professionale IIS Via Sarandì, guidati da tutor esperti, hanno inoltre curato tutti gli aspetti aggiuntivi necessari alla realizzazione del prodotto: costumi, scenografia, trucco, montaggio, suono, missaggio, color correction e il conforming, nell'ambito del Programma di alternanza Scuola Lavoro. Le ultime tre attività sono state realizzate negli studi dell'Istituto Luce-Cinecittà che ha permesso ai ragazzi di usare le tecnologie più avanzate e la competenza e professionalità dei tecnici. I sottotitoli sono stati invece elaborati dagli studenti del Liceo Ninni Cassarà di Palermo, che nei prossimi mesi tradurranno il film anche nella Lingua dei segni e produrranno un'audioguida per i non udenti.

La trama è il risultato dell'intreccio di diversi racconti, ideati dai giovani autori. I protagonisti sono alcuni abitanti del quartiere romano del Tufello: persone che di solito passano inosservate, o che si tende a evitare e che qui trovano invece motivo d’interesse per il pubblico. Chi normalmente è etichettato, in maniera puramente dispregiativa, come “Zingaro” e “Barbone”, viene qui posto al centro dell’interesse e dell’attenzione del film, permettendo agli spettatori di avere un punto di vista totalmente diverso su quel mondo tanto vicino e allo stesso tempo tanto distante da quello in cui comunemente si vive.

Possiamo così trovarci davanti ad una serie di diverse situazioni: un bambino proveniente dal centro della città che si perde in periferia e incontra nuovi amici, un senzatetto aiutato da giovani rom che vivono in un'auto, una ragazza con un passato difficile, due giovani che per sopravvivere compiono piccoli furti e un amore complicato tra una giovane rom e un poliziotto.

Un film che racconta le storie degli invisibili e degli emarginati dando loro la dignità e lo spessore che meritano. Un omaggio al neorealismo, chiaro anche nella scelta del set della prima scena, proprio nella piazza dove è stata apposta la targa di “Ladri di biciclette” (Vittorio De Sica, 1948).

L'attore Enzo Staiola ha partecipato al primo ciak, mentre ha già aderito, fin dalle prime fasi, il pluripremiato direttore della fotografia Luca Bigazzi, seguito poi dal cantautore Luca Barbarossa. In particolare quest’ultimo ha deciso di donare la sua canzone “Roma è de tutti” al film. Numerosi altri volti del mondo dello spettacolo hanno in seguito mostrato affetto e appoggio verso il prodotto, evidenziando come il tutto sia stato concepito e portato a compimento con il massimo dell’impegno da parte di tutti i partecipanti al progetto, a partire, ovviamente, dai giovani, che hanno dimostrato di essere in grado di gestire il peso del lavoro e di avere tanto da offrire nel futuro.