Si chiama “Hydrocarbot” ed è una sorta di “spazzino del mare” in grado di filtrare l’acqua trattenendo gli olii, il gasolio e le benzine presenti rendendoli riutilizzabili in un secondo momento. Il progetto – che lo scorso anno ha vinto la sezione “mare” delle Olimpiadi di robotica – è stato presentato in occasione della recente manifestazione “Salviamo il pianeta” a Roma ed è stato realizzato dall’Istituto  d'Istruzione Superiore “Fortunio Liceti” di Rapallo (Ge).

“Le olimpiadi avevano come declinazione specifica quella di inventare qualcosa che andasse verso lo studio della sostenibilità per la società – afferma il professor Giovanni Dodero, coordinatore del progetto – e per questo i ragazzi hanno ideato un robot in grado di occuparsi della pulizia della zone d’acqua, assorbendo gli idrocarburi che si trovano in superfice attraverso una spugna speciale”. La spugna è stata realizzata dall’Istituto italiano di tecnologia, partner dell’iniziativa.

Il gruppo originario che ha partecipato alla creazione di Hydrocarbot era composto da quattro ragazzi, ma adesso il team si è ampliato acquisendo nuove competenze. “Il progetto è nato in orario extrascolastico – continua Dodero – e i ragazzi si sono strutturati come un gruppo di lavoro omogeneo nel quale tutti, pur vantando buone competenze generali in elettronica, informatica e scienza, presentano varie specificità: c’è chi è più in gamba in informatica, chi in meccanica, e così via. La forza del team è stata quella di integrare le personali competenze acquisite a scuola”.

Attualmente Hydrocarbot assomiglia a un catamarano. La spugna è situata nella parte posteriore, dove si trova una pompetta che fa circolare l’acqua mista a olio: sulla spugna – altamente oleofila e idrofobica – rimangono gli idrocarburi mentre l’acqua scorre via. Si stanno già apportando nuovi sviluppi alla macchina ed è in fase di studio un secondo prototipo ottimizzato.

“I ragazzi si stanno preparando a fare misure quantitative per l’eventuale ingegnerizzazione di Hydrocarbot e per gestire il sistema della macchina nel momento in cui si volesse veramente costruirla come progetto concreto, abbandonando la semplice fase prototipale”, dice Dodero.  

L’obiettivo è creare un vero robottino che vada in giro per i porti a pulire le acque: ma per riuscire serve capire quanto olio Hydrocarbot effettivamente è in grado di raccogliere, anche alla luce dei suoi consumi energetici: bisogna, dunque, mettere più a punto le parti tecniche e studiare meglio il progetto per un ulteriore approfondimento concreto.

“Comincia adesso la parte più interessante del progetto, quella dove i ragazzi realizzano visure reali e scientifiche non solo qualitative, ma anche quantitative”, afferma Dodero.

Ma cosa muove Hydrocarbot? La macchina è caricata esternamente con una batteria, ma è presente anche una celletta solare. Essendo robot viene guidato con due modalità di movimento, al momento sempre in fase prototipale: un telecomando al quale affiancare un modulo gps che permetta al robot di muoversi autonomamente.

Per saperne di più http://www.hydrocarbot.eu