I cluster tecnologici nazionali sono reti di soggetti pubblici e privati che operano sul territorio nazionale in settori quali la ricerca industriale, la formazione e il trasferimento tecnologico. Funzionano da catalizzatori di risorse  per rispondere alle esigenze del territorio e del mercato, coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese.
Ciascuna aggregazione fa riferimento a uno specifico ambito tecnologico e applicativo ritenuto strategico per il nostro Paese, di cui rappresenta l’interlocutore più autorevole per competenze, conoscenze, strutture, reti e potenzialità.
 
Compiti
Come strumenti di coordinamento, consultazione e riferimento,  elaborano proposte e strategie per accelerare i processi di innovazione e aumentare la competitività industriale del sistema Paese. Hanno il compito di:
  • guidare il percorso di riposizionamento strategico del sistema produttivo nel panorama tecnologico internazionale; 
  • raccogliere in modo coordinato e organico le migliori esperienze e competenze esistenti sul territorio di riferimento e sul territorio nazionale, favorendo l’inclusione di tutte le organizzazioni operanti nel settore interessate ad aderire e realizzando, allo stesso tempo, sinergie tra settori industriali diversi sulle stesse tipologie tecnologiche;
  • favorire una stabile connessione e interazione tra ambiti, politiche, interventi e strumenti di carattere nazionale, regionale e locale;
  • valorizzare i programmi strategici di ricerca, di sviluppo tecnologico e innovazione coerenti con i programmi nazionali e internazionali, in particolare la Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) e il Programma Europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020;
  • creare le condizioni per migliorare la capacità di attrazione di investimenti e di talenti.
 
I primi otto cluster
Nel 2012 il Miur, coerentemente con le priorità delineate nel Programma dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, ha promosso la nascita e lo sviluppo dei primi otto cluster tecnologici nazionali: Aerospazio, Agrifood, Chimica verde, Fabbrica intelligente, Mezzi e sistemi per la mobilità di superficie terrestre e marina, Scienze della Vita, Tecnologie per gli ambienti di vita, Tecnologie per le Smart Communities. Essi hanno l’obiettivo di:
  • mobilitare simultaneamente le eccellenze del sistema industriale, del mondo della ricerca e la pubblica amministrazione regionale e nazionale su tematiche condivise, ritenute prioritarie e strategiche per il Paese a medio e lungo termine;
  • promuovere la condivisione e il trasferimento di conoscenze e competenze specialistiche tra i diversi attori del sistema industriale e della ricerca;
  • ottimizzare l’uso delle risorse economiche pubbliche disponibili, evitando una eccessiva frammentazione;
  • migliorare la capacità di attrarre investimenti e talenti, anche attraverso processi di internazionalizzazione;
  • favorire la crescita economica sostenibile dei territori e dell’intero sistema economico nazionale;
  • assumere un ruolo rilevante nel panorama europeo ed internazionale in tema di ricerca ed innovazione;
  • valorizzare le eccellenze del Made in Italy.
Questo processo ha visto il coinvolgimento delle Regioni, chiamate a sostenere anche finanziariamente le attività complementari funzionali allo sviluppo e alla valorizzazione dei cluster, nell’ambito di specifici Accordi di Programma con il Miur.
 
Cluster successivi
Il 17 agosto 2016 il Miur ha pubblicato l’avviso per lo sviluppo e il potenziamento di nuovi 4 cluster tecnologici nazionali: Tecnologie per il Patrimonio Culturale, Design, creatività e Made in Italy, Economia del Mare, Energia (Decreto direttoriale 1610 del 3 agosto 2016). Si completa così l’allineamento dei cluster tecnologici nazionali con le dodici aree di priorità per la ricerca individuate dal Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020 (PNR), approvato in via definitiva dal CIPE il 1° maggio 2016.